Credo che a tutti sia prima o poi sorta l’esigenza di farsi capire da qualcuno in un luogo molto rumoroso.
La soluzione che si adotta di solito è molto semplice: si alza la voce. L’interlocutore sente, risponde con lo stesso tono, e fatalmente si crea maggiore rumore per i vicini. I quali, a loro volta, alzano la voce per farsi capire. A un certo punto il rumore diventa insopportabile, la voce non basta più, si fa ricorso a gesti, segni, smorfie.
Ma c’è un’altra soluzione, e consiste nell’allontanarsi dal luogo rumoroso, ritemprarsi un po’ nel silenzio, e tornare a parlare con il proprio interlocutore senza urlare.
Ogni giorno, sui social network, si impongono alla nostra attenzione post che esprimono opinioni ridicole, assurde, terrificanti; che ci fanno indignare, incazzare, tremare di spavento. Il meccanismo dei social network è costruito attorno a questa semplice regola: i contenuti competono per il tempo che gli utenti sono disposti a dedicare, e la competizione la vincono i post che generano una reazione immediata, e da cui magari nascono altri contenuti. Siamo in una sala molto rumorosa, e per farsi ascoltare tutti hanno alzato il volume al massimo. È il casino più totale, e tutti si ingegnano a capire come fare ancora più casino, nel vano tentativo di farsi vedere e sentire, in mezzo ad un’immensa platea di matti che saltano e berciano cose senza alcun senso.
Il risultato finale è che nel dibattito sui social network hanno maggiore visibilità - sistematicamente - le idee più estreme e folli. Per citare un esempio d’attualità, la bislacca idea della “legittima vendetta”, ovvero che sia giusto e opportuno che un pazzo con la pistola in mano spari per strada a gente che gli ha fatto un torto, col rischio di uccidere anziani, mamme, bambini.
Fuori dai social network, ignorata dalla stampa e dalla televisione, esiste però una realtà diversa. Fatta da una maggioranza silenziosa che non ne può più di questo delirio, e che pensa che un dibattito sia civile quando gli interlocutori non si “asfaltano”, “distruggono”, “umiliano”, ma si ascoltano. Quando le opinioni non si impongono con la forza o con l’esibizione muscolare del potere, ma con il dialogo e la ragione. E che, pur comprendendo lo spavento di chi è vittima di un furto, reputa che non sia normale inseguire gente per strada e sparare tra la folla, mettendo a rischio la vita di persone innocenti.
Una maggioranza silenziosa che umilmente, a testa bassa, tiene in piedi il nostro paese, senza pretendere attenzione, ma che gradirebbe un po’ più di calma, un po’ più di silenzio.
Chissà, se solo facessimo tutti un po’ di silenzio, qualcosa, forse, si potrebbe capire.